La nostra storia

 

 

 

 

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Nell’estate del 1999 incontriamo (e nulla accade per caso) un prete congolese temporaneamente a Roma per completare gli studi biblici.
Viene a Genova perch?il nostro Parroco aveva chiesto un aiuto per il periodo estivo: ed è cos?che arriva tra noi don Anacleto Mbuyu. Da subito lo stimiamo per la sua disponibilità, sensibilità e dignità. Da lui impariamo a conoscere meglio il suo Paese d’origine, la Repubblica Democratica del Congo, stato dell’Africa subsahariana, dove vivono, o meglio sopravvivono, 54 milioni di persone. Si tratta di un Paese ricchissimo e per questo vittima dello sfruttamento da parte di altre nazioni. Ingenti sono le sue risorse: oro, rame, diamanti, coltan, uranio.

 

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Il Congo ha ottenuto l’indipendenza dal Belgio nel 1960, ma i governanti che si sono alternati al potere sono stati altrettanto terribili. Piomba infatti subito nella corrotta dittatura tristemente nota di Mobutu, dittatore sanguinario che resterà al potere per trent’anni.
Nel 1997 l’Alleanza delle Forze Democratiche per la Liberazione, guidate da Laurent Kabila, conquistano Kinshasa e rovesciano la trentennale dittatura di Mobutu. Nel 1998 però ribelli tutsi, organizzati in gruppi armati, fiancheggiati da soldati ruandesi da una parte ed il Movimento per la Liberazione del Congo, fiancheggiato da forze armate ugandesi dall’altra, hanno ingaggiato una dura lotta contro le forze fedeli al presidente Kabila, spalleggiato a sua volta da Angola, Namibia e Zimbawe. La ragione di quella che è definita come ?guerra mondiale africana? è molto semplice: il controllo dei ricchi giacimenti di oro, diamanti e coltan del Congo orientale.

Il Congo si trova cos?diviso in una parte orientale, controllata dai ribelli, e una occidentale ancora in mano alle truppe di Laurent Kabila, che, dopo poco più di un anno viene assassinato. Sale al potere il figlio Joseph Kabila. Questi, capo di uno Stato che di fatto non esiste, ha formato un governo di riconciliazione nazionale. Nel luglio di quest’anno si sono tenute le prime elezioni democratiche. Al ballottaggio di novembre è stato confermato come primo presidente eletto dal popolo.

Don Anacleto proviene proprio da una delle province orientali, segnatamente dalla città di Kabinda. In quella terra si è consumata una tragedia immane: uccisioni, soprusi e violenze, unite a fame e malattie decimano l’inerme popolazione. Per molti di noi è sempre più chiaro che non si può stare con le mani in mano e che bisogna far qualcosa di concreto, anche se piccolo, per chi sta soffrendo e morendo nell’indifferenza più assoluta.

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Veniamo a sapere che tutto ciò che don Anacleto riceve durante i suoi soggiorni genovesi viene trasferito immediatamente in Congo a favore della sua gente. Si riesce cos?a costruire una capanna dove trovano rifugio bimbi, orfani di uno o entrambi i genitori, accuditi con impegno da volontari locali.

Nel 2002 Anacleto rientra nel suo Paese. Porta con s?i soldi che derivano dalla rappresentazione di uno spettacolo teatrale messo in scena da un gruppo della nostra parrocchia, che ha voluto chiamarsi “Baninga”, cioè “Amici” in dialetto lingali: potrà cos?comprarsi una jeep, indispensabile per spostarsi tra i villaggi della savana, sprovvista di strade asfaltate.

a jeep è al servizio di tutti: ci commuove sapere che è servita a salvare due vite: una mamma incinta, in grave pericolo di vita, e il suo piccolo. Grazie alla jeep sono stati trasportati nel più vicino centro sanitario e hanno cos?potuto ricevere cure adeguate e aver salva la vita. Sapere che a tanti chilometri di distanza c’è qualcuno che pensa a te e cerca di dimostrartelo con piccoli gesti concreti può far rinascere la speranza. Da episodi simili inoltre si può trarre forza per riprendere a combattere per una vita più dignitosa.

I bimbi che abitano nella ?Maison Anaclet? vengono tutti adottati nel tempo con una spesa annua di 300 euro ognuno: in questo modo si assicura loro un minimo per sopravvivere e studiare.

Nell’estate 2004 torna a trovarci il nostro fratello Anacleto. Timidamente si fa strada l’idea di un progetto con quattro obiettivi distinti nell’ottica di promuovere la ripresa di questi fratelli e di consolidare in loro la certezza che qualcuno non li dimentica.

Nel gennaio 2005 parte un container che contiene abbigliamento, attrezzi agricoli, pannelli solari, giocattoli, materassi e tantissime altre cose il cui elenco dettagliato sarebbe troppo lungo e che giungono tutte a destinazione, anche se dopo non pochi problemi. La nostra promessa è stata mantenuta e il 31 gennaio 2006 arriva Monsignor Valentin Masengo, Vescovo di Kabinda, che si ferma da noi cinque giorni. Scopriamo in lui una persona splendida che da subito ci sembra di aver sempre conosciuto. Esordisce dicendo che ha avuto modo di sapere che abbiamo voluto e vogliamo tanto bene ad Anacleto che è come suo figlio; è stato lui ad ordinarlo sacerdote, è stato lui ad inviarlo a Roma perch?completasse gli studi biblici.

Il bene che abbiamo voluto ad Anacleto è come se lo avessimo voluto a lui. Dopo un lunghissimo applauso si stabilisce un affetto profondo anche nei suoi confronti. Monsignor Masengo però non viene a mani vuote; ci porta un regalo importante e prezioso per la sua gente ma anche e soprattutto per noi. È il progetto di HO.BO.SAM (Hospice du Bon Samaritain), un polo ospedaliero che, una volta completato potrà accogliere 150 persone. Verrà costruito a Munyenge, località a 60 km da Kabinda, e servirà popolazioni di villaggi in un raggio di circa 150 km.

Inviato il primo conteiner, conclusa la costruzione della casa in muratura per i bambini (Maison Doria de l’Enfant J?us) e allestita la sartoria ?Struppa Mode?,termina la 1?puntata del nostro sogno congolese.

La seconda puntata ha un obiettivo più impegnativo, ma non bisogna smettere di sognare. Nasce l’idea di costituire una ONLUS e mentre nell’arco di pochi mesi questa si concretizza, i nostri fratelli (bandeko) congolesi rispondono con altrettanto impegno e ad agosto hanno già realizzato 20000 mattoni per dar vita ad Ho.Bo.Sam. (i mattoni vengono realizzati da loro uno alla volta).
Ma è proprio vero che il sogno resta tale se si è soli o in pochi a sognare, ma se a sognare si è in tanti può diventare realtà. Per questo continuiamo a contare su di te e facciamo nostre le parole di don Anacleto:

“ …siatene convinti, non scriverò mai le migliori pagine della mia vita senza di voi. Siccome non sono capace di niente, Colui che è Onnipotente fa e farà tutto per me su di voi, ogni volta che celebro il Corpo e Sangue del Suo Figlio.”

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